Come funziona lo spread BTP-bund e cosa succede ai titoli in portafoglio

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In questi ultimi mesi lo spread BTP-Bund, ovvero il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e l’equivalente titolo di Stato tedesco, si colloca intorno ai 240 punti base. Con questi livelli di spread, il rendimento dei BTP è in aumento su tutta la curva, e meritano particolare attenzione i titoli con scadenza decennale che superano il rendimento annuo del 2%. In questo articolo vedremo come funziona lo spread Btp-Bund e perchè è importante per chi ha già titoli in portafoglio o per chi è intenzionato ad entrare oggi sul mercato dei Titoli di Stato. Rischio e Rendimento non è uguale per tutta la curva della durata ed i tassi stanno iniziando a salire anche a seguito delle recenti dichiarazioni di Mario Draghi e della BCE che porranno gradualmente fine al quantitative easing e prevedono un aumento dei tassi a partire dalla prossima estate.

Nell’ultimo mese lo spread ha raggiunto il picco di 268 i primi di Giugno ed in questi giorni oscilla tra 245 e 230 punti base. Questo movimento ha portato al ribasso la quotazione dei titoli di Stato, con particolare attenzione ai BTP con scadenza a 10 anni, che sono proprio il “termometro” con il quale viene misurato il differenziale di rendimento (spread). Comprandere in funzionamento ed il significato dello spread ci aiuterà a misurare meglio la volatilità dei titoli che abbiamo già in portafoglio (se lo spread sale, il prezzo dei Btp scende e viceversa) e sfruttare le varie opportunità che potrebbero presentarsi sui mercati secondari dei titoli di Stato, e non solo.

Effetto Spread: cosa succede ai Btp in portafoglio?

Facciamo un breve esempio per comprendere meglio cosa succede quando lo spread aumenta, nell’ipotesi in cui deteniamo un BTP decennale in portafoglio. Questo concetto ci servirà per capire meglio quando è meglio entrare nei mercati obbligazionari e cosa succede al prezzo degli strumenti finanziari già in circolazione, sul mercato secondario.

Supponiamo di detenere un BTP in portafoglio, acquistato il 1 Febbraio 2018 avente le seguenti caratteristiche:

  • Scadenza: 01/02/2018 – durata: 10 anni.
  • Prezzo di acquisto: 100.
  • Prezzo di rimborso a scadenza: 100.
  • Cedola Fissa: 2% annuo, corrisposta ogni 6 mesi.
  • Tassazione sulle cedole: 12,50%

Questo non è un titolo di fantasia, ma è un Btp realmente presente sul mercato (ISIN: IT0005323032) individuato con il seguente nome: “Btp Tf 2,00% Fb28 Eur“. Questo Buono del Tesoro Poliennale si presta bene all’esempio che andremo a fare qui di seguito.

Supponiamo che all’interno del nostro portafoglio titoli deteniamo 10.000 euro di questo BTP, acquistato in emissione (sul mercato primario) a 100 e dunque avendo investito esattamente 10.000 euro. Alla scadenza, esattamente il 1° Febbraio 2028, lo Stato Italiano ci restituirà i nostri 10.000 euro ed ogni anno ci verranno corrisposte le cedole, su base semestrale, per un totale di 175 euro all’anno, al netto delle tasse. Il tasso cedolare di questo titolo, infatti, è pari al 2% annuo lordo. Una volta tolte le tasse (pari al 12,50% del 2%) avremo un tasso di rendimento netto annuo pari al 1,75%, dunque 175 euro a fronte dei miei 10.000 euro investiti.

Fin qui appare tutto piuttosto semplice. Ho investito 10.000 euro, ogni anno percepisco 175 euro di cedola e dunque a scadenza avrò ottenuto il seguente risultato:

  • Rimborso Capitale: € 10.000
  • Totale Cedole Nette: € 1.750

Se porto il mio investimento alla scadenza, otterrò indietro i soldi che ho “prestato” allo Stato Italiano ed il mio “guadagno netto” sarà pari a 1.750 euro.

BTP: cosa succede se vendo prima della scadenza?

Cosa succede, però, se ho bisogno di avere il mio capitale prima della scadenza? Può capitare a tutti un imprevisto e dover tornare in possesso della cifra investita prima della scadenza. Dieci anni sono un periodo medio-lungo e potrebbe capitare di dover vendere il Btp sul mercato prima che giunga alla sua naturale scadenza. Proprio in questo caso interviene il discorso “spread“. Se, infatti, decido di tenere il mio titolo fino al 2028 ed attendere il rimborso, poco importa cosa succede nel frattempo allo spread; ma se ho necessità di liquidare anzitempo la mia posizione in titoli, dovrò tener conto di questa variabile finanziaria. Facciamo un esempio concreto.

Supponiamo che ho necessità di rientrare del mio investimento proprio in questo periodo, Luglio 2018. Ad oggi lo spread si attesta mediamente sui 240 punti base, il che significa che c’è una differenza di rendimento pari al 2,40% tra un titolo decennale italiano ed un titolo decennale tedesco: il titolo italiano “paga di più” perchè è più rischioso di un titolo equivalente emesso dalla Germania. Quando abbiamo acquistato il nostro Btp, a Febbraio 2018, lo spread era pari a circa 135-140 punti base ed il nostro titolo quotava a 100.

Oggi lo spread è aumentato di 100 punti base (+1%) e dunque mi aspetto che il mio investimento capitalizza meno rispetto a Febbraio (ricordiamoci che se lo spread sale, il prezzo del Btp diminiusce e viceversa). Infatti, ritornando all’esempio dei 10.000 euro, se io volessi vendere oggi, il mercato pagherebbe il mio Btp circa 9.460 euro (prezzo circa 94,60).

Un aumento di 100 punti base dello spread (dai 140 di Febbraio ai 240 di Luglio) ha comportato una perdita in conto capitale di 540 euro sul mio investimento, pari al 5,40% del capitale investito in soli 5 mesi! Questo accade perchè il “mercato” in questa fase sta chiedendo rendimenti maggiori per i Btp con durata decennale; l’andamento politico ed economico ha reso maggiormente rischiosi i titoli di Stato italiani rispetto ad altri titoli di Paesi più solidi, e dunque occorre un tasso di rendimento maggiore per sottoscrivere quella tipologia di titoli.

Dunque, ritornando all’esempio, in soli 5 mesi il mio capitale investito di 10.000 euro ha avuto una “perdita” di oltre 500 euro causata dall’aumento dello spread? Si, l’effetto spread in questo caso specifico ha causato una “svalutazione” del mio investimento e, se dovessi vendere, una perdita vera e propria in conto capitale del 5,40%! Piuttosto elevata, se consideriamo che si tratta di un Titolo di Stato e che per sua natura dovrebbe essere uno dei titoli a minor rischio presenti sul mercato.

Ricordiamoci, però, che si tratta di un Btp decennale e che la sua scadenza naturale è Febbraio 2028 e che a tale data l’importo che ci verrà restituito sarà pari al valore inizialmente investito, nell’esempio 10.000 euro. Con questo ci teniamo a ribadire un altro importante concetto: lo spread agisce positivamente o negativamente solo sui titoli che abbiamo già in portafoglio. Se io decidessi di entrare oggi sul mercato, rispetto all’esempio precedente, potrei avere un grande beneficio e sfruttare un’opportunità che a Febbraio 2018 non avrei avuto. Acquistare oggi lo stesso identico BTP con la stessa identica durata, infatti, ha un rendimento maggiore rispetto allo stesso acquisto fatto a Febbraio. Ecco come osservare ed anticipare i movimenti dello spread può farci avere buone opportunità di investimento.

Il Btp Tf 2,00% Fb28 Eur dell’esempio, oggi si acquista intorno ai 94-95 euro, il che significa che investendo 9.500 euro avremo alla scadenza (Febbraio 2028) un capitale di 10.000 euro, guadagnando 500 euro in conto capitale (ipotesi diametralmente opposta rispetto all’esempio precedente in cui acquistavo all’emissione). Acquistare oggi questo titoli mi farebbe già avere un rendimento di circa il +5% sul capitale investito (alla scadenza), oltre a darmi una cedola fissa annua netta pari a 1,75%, ma non sui miei 9.500 euro investiti, bensì su 10.000 euro di valore nominale. Ecco che il mio investimento avrebbe anche un aumento di cedola (rispetto all’acquisto sul mercato primario dell’esempio) che la porterebbe a 1,84% annuo netto.

Il mio Btp acquistato oggi, ma emesso a Febbraio, sul mercato secondario mi darebbe una cedola annua netta di 175 euro, che a fronte del mio investimento di 9.500 euro significa 1,84%. A questo importo annuo dovrò aggiungere un ulteriore 5% che mi verrà riconosciuto alla scadenza del titolo (Febbraio 2028), quando mi verrà rimborsato il capitale nominale di 10mila euro a fronte sempre dei miei 9.500 investiti. In questo caso l’aumento dello spread ci ha fatto avere un guadagno maggiore, rispetto all’acquisto del titolo in fase di emissione.

Questi esempi, opposti ma concreti, ci fanno comprendere i rischi e le opportunità che i movimenti dello spread causano sui titoli presenti sul mercato e l’impatto che ha sul prezzo di quest’ultimi. Tutto il mercato, azionario ed obbligazionario, si basa su una stretta correlazione rischio-rendimento; lo spread è un termometro che misura la temperatura del rischio di un Paese. Più questo valore è alto, maggiore sarà il rendimento richiesto dal mercato, perchè maggiore sarà il rischio insito in quel Paese, rischio collegato alla capacità di quel Paese di rimborsarci i soldi che gli abbiamo prestato: il Btp è uno dei principali strumenti con cui lo Stato Italiano finanzia (prende a prestito soldi dai cittadini, da Fondi Pensione, da Fondi Comuni di Investimento, da Banche Italiane ed Estere, da Fondi Sovrani Esteri, dalle Aziende, …) il debito pubblico per far fronte ad esigenze di spese correnti, come il pagamento degli stipendi della pubblica amministrazione, al corretto funzionamento degli Ospedali, al pagamento delle pensioni e così via. Non è difficile da capire come uno Stato come l’Italia, con un elevato Debito Pubblico possa essere considerato più rischioso di altri Stati come la Germania, gli Stati Uniti d’America o la Francia.

La prima regola della Finanza: Il “Rischio-Rendimento”

Non è tutto oro quello che luccica! Prima di fare qualsiasi investimento (azioni, Titoli di Stato, materie prime, …) è sempre bene tenere a mente che nessun pasto è gratis”. Non esistono investimenti privi di rischio che rendono come altri investimenti a rischio, in Finanza la correlazione rischio-rendimento è alla base dell’equilibrio del mercato. Ciò significa che se il rendimento di un Btp è particolarmente elevato, rispetto ad altri Titoli di Stato di altri Paesi, porta con sè un maggior grado di rischio. Questo termine “rischio” non sempre ci deve far pensare alla probabilità di perdere tutti i nostri soldi; il rischio di un investimento è anche figlio della volatilità dell’investimento stesso. Tornando all’esempio di quello che succede ad un titolo di Stato se viene venduto prima della scadenza, abbiamo visto come i nostri 10.000 euro, a fronte di un aumento di 100 punti dello spread, abbia avuto una svalutazione di oltre il 5%: anche questo è rischio! Rischio collegato alla volatilità che il nostro patrimonio può avere dal giorno in cui acquistiamo il titolo e fino al giorno in cui ci viene rimborsato il valore investito.

Quindi, quando valutiamo un investimento e scegliamo uno strumento finanziario piuttosto che un altro, teniamo sempre in considerazione la correlazione rischio-rendimento e il grado di volatilità che può avere durante il suo ciclo di vita. Uno strumento fondamentale per comprendere il grado di rischio di ogni singolo strumento finanziario è il VaR o value at risk. Questo indicatore misura la perdita massima potenziale di un investimento in un certo orizzonte temporale e con un certo livello di confidenza (95% o 99%). Il VaR può essere un grande alleato durante la fase di confronto tra due o più strumenti finanziari da scegliere per raggiungere i propri obiettivi di investimento e diversificare al meglio il proprio portafoglio secondo il concetto di rischio/rendimento.

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